La crisi finanziaria internazionale ha già ricadute sull'economia reale. Molti effetti sono tangibili e consistenti, molti sono facilmente prevedibili nel breve termine. L'errore, a tutti i livelli dell'economia (imprese, governo, banche), è di trascurare l'entità, sottovalutarla e non intraprendere le giuste iniziative.
Per le imprese si sta assistendo ad una modifica sostanziale del rapporto Banca/impresa con un notevole incremento della rischiosità di impiego per gli istituti di credito e un incremento del pricing, legato agli spread.
Rischiosità che riguarda:
- le imprese di interi comparti (edilizia, commercio, tessile, abbigliamento, etc);
- le aziende con scarsa capitalizzazione o con strutture finanziarie particolarmente esposte nel rapporto crediti/debiti, o operanti in filiera in settori critici;
- determinate operazioni di finanziamento: mutui immobiliari, consolidamenti, factoring nei confronti degli enti pubblici.
L'aumento di rischiosità sta facendo in modo tale da contrarre gli impieghi degli banche con l'effetto di ridurre la liquidità al sistema, creando effetti complessi e, in molti casi, difficilmente contrastabili.
In questo scenario è difficile intervenire.
Per il governo stabilire linee di intervento selettive è difficile in tempi brevi, soprattutto in assenza di risorse finanziarie e di un indebitamento tra i più elevati al mondo. Inoltre, occorrerebbero azioni estremamente forti e determinate che potrebbero avere ricadute politiche.
Per le imprese è da verificare tutte le efficienze aziendali (commerciale, di produzione e finanziaria) aumentando la flessibilità e la velocità di risposta alle modifiche del mercato. Ipotizzare riposizionamenti e ridurre di costi non produttivi. Monitorare le opportunità e comprendere le minacce. Migliorare il rapporto con gli istituti di credito attraverso rapporti di comunicazione costanti e trasparenti. Questo è il momtento di guardare allo scenario strategico e operativo magari attraverso il supporto di un consulente.



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