E' difficile dare indicazioni sul come intervenire nella gestione della crisi.
Ordini ridotti, fatturati ridotti, tempi di pagamento dei che si allungano in modo impressionante. Questo è il comune denominatore della PMI italiana. Fenomeni che comportano un notevole incremento del rischio di impresa e una riduzione consistente del valore. Di fatto, dal caos si generano anche aspetti positivi.
Oggi, più che mai, occorre avere un approccio attivo teso a gestire l'emergenza ma, anche e forse soprattutto, orientato a cogliere le opportunità che questo particolare momento sta offrendo. Non semplici correttivi ma riconversioni creative, innovative, efficienti e rapide.
Gestire la crisi, quindi, parte dal marketing e arriva alla finanza di impresa.
Purtroppo nella prassi comune, questo approccio non si trova. Il 2009 segnerà la fine di un modo di fare impresa e, se la crisi è stata violenta e sarà certamente lunga (parere personale, ma condiviso) almeno a tutto il 2010, la ripresa sarà altrettanto forte perchè parte da due forti capisaldi:
- pochi competitors con spiccata personalità e un mercato da scalare;
- grossa liquidità pronta a sostenere le imprese e i consumi;
Occorre comprendere, quindi che le perdite di bilancio (consolidate nel 2008 e previste nel 2009) possono avere una logica in presenza di una situazione patrimoniale forte. Nella sostanza le aziende che riusciranno ad ammortizzare le perdite, avranno la strada spianata e si ritroveranno con fatturati in crescita. Per chi non ha questi requisiti meglio ridurre le perdite e prevedere una uscita dal mercato.
Nel mentre, quindi, resistere e investire in un approccio al mercato innovativo, in nuovi prodotti, in miglioramento del processo produttivo. Ragionare in schemi innovativi anticipando le evoluzioni del mercato. Indispensabile, ritengo, un supporto di una figura specifica, in molti casi esterna all'azienda, in grado di supportare e assistere nel cambiamento.
Un'ultima annotazione sulle Banche. Si parla spessissimo dell'adeguamento degli studi di settore, di meno dei meccanismi di rating. Gli attuali algoritmi di calcolo penalizzeranno tutte le imprese riducendo la capacità di accesso al credito delle stesse. Del resto gli istituti di credito hanno la necessità di impiegare per mantenere elevata la loro redditività. Saranno costrette, quindi, a immettere capitali sul mercato compensando, tuttavia, con il costo del denaro la maggiore rischiosità.



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