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Crisi del credito: è ora di cambiare Basilea 2
La Confindustria europea torna a lanciare l'allarme sul fronte del credito alle imprese e a chiedere con forza, in vista del G20 di Pittsburgh del 24 e 25 settembre, che vengano allentate le regole di Basilea 2, per facilitare la ripresa di un flusso normale di prestiti dalle banche all'economia reale.
Si insiste sulla necessità che la Ue si faccia portavoce di una modifica dell'accordo che definisce, a livello internazionale, i requisiti patrimoniali delle banche in relazione ai rischi assunti. Una richiesta già avanzata alcuni giorni fa in una lettera congiunta alla presidenza svedese dell'Ue dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e del suo omologo tedesco. La crisi finanziaria sta producendo ancora oggi in Europa un forte impatto negativo sull'accesso al credito delle imprese.
Per la Confindustria europea, dunque, per il futuro devono essere stabilite anche regole prudenziali anticicliche nel settore bancario ma che dovrebbero essere messe in campo solo una volta che la ripresa economica si sia palesata e si sia fermamente consolidata, per evitare un ulteriore stretta del credito.
E per ridurre gli effetti pro-ciclici, le regole del quadro di Basilea 2 per i requisiti di capitale dovrebbero essere modificate mettendo attenzione al loro impatto sull'accesso al credito delle imprese, soprattutto delle piccole e medie imprese.
Con l’arrivo dei bilanci 2008 e 2009, dare credito seguendo regole e codici è e sara’ ancora piu’ difficile e un ripensamento delle norme fallimentari e di Basilea 2 sarebbe quindi necessario. La riflessione è che seppure Basilea 2 si sia dimostrato uno strumento molto valido metodologicamente e come meccanismo di comunicazione tra imprese e banca, è pur vero che quello che si deve riuscire a correggere insieme alle autorita’ di vigilanza sono alcuni aspetti che esasperano la prociclicita’ di Basilea 2.
Partendo infatti dal presupposto che la componente bilancio e’ molto elevata come peso nella valutazione di erogazione credito alle Pmi, si rischia di trovarsi con annate di bilanci cosi’ basse, come quella della crisi, che il derating potrebbe rendere non bancabili alcune aziende che invece, guardando le prospettive, bancabili potrebbero anche esserlo.
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