L'economia segue regole complesse e prevedibili solo sulla carta. Il 2009 è iniziato da pochi giorni e cominciano a sentirsi le ricadute nell'economie reali di una completa assenza di controlli e regole dei mercati finanziari mondiali che hanno generato, veri e propri, virus in grado di bruciare la ricchezza prodotta e generare una potenziale rivoluzione degli assetti economici dei principali Paesi.
Una rivoluzione che nel mondo delle Pmi è avvertita con una generale incertezza e una impossibilità nella pianificazione strategica, e nella individuazione degli elementi di forza e di debolezza. La difficoltà di comprendere le azioni da intraprendere per contrastare l'avversità del credito, i competitors, i mercati di sbocco, la gestione delle risorse interne.
Uno scenario che "isola" in un clima di diffidenza. Distacca le banche e le imprese, aumenta la sfiducia verso lo Stato, rende facili prede di illusioni.
L'effetto psicologico non è di panico rispetto ad un calo di ordini apparente, ma è, per molti imprenditori di inconsapevolezza rispetto alle azioni da intraprendere. Non è quindi paura rispetto a quello che è stato, ma a quello che sarà e cosa fare per invertire una situazione di difficoltà.
Lo scenario.
Il maggiore debitore d'Italia è lo Stato che ha assunto impegni (debito pubblico) per finanziare una inefficiente spesa corrente fatta di comunità montane, province, comuni, etc etc.
Ci siamo indebitati per realizzare investimenti che sono economicamente non remunerativi, un esempio eclatante è il conto energia. Un pannello fotovoltaico, senza il contributo dello Stato, chiamato conto energia, non si remunera se non in una vita superiore alla durata dell'impianto stesso.
Peggio ancora, la detrazione per il risparmio energetico. Sulle ristrutturazioni per il risparmio energetico esiste un credito di imposta del 55% della spesa sostenuta (questa è tra le poche agevolazioni pubbliche esistenti in questo periodo storico). C'è da chiedersi, ma se è conveniente investire nel risparmio energetico che necessità c'è di incrementare il beneficio? Chi lo paga? Allora a questo punto, interveniamo dando un premio a chi va in bicicletta o paghiamo il biglietto a chi prende la metropolitana, o meglio ancora, diamo il contributo a chi compra la barca a vela e permuta il gommone!
Ovviamente non bisogna generalizzare. Il contributo non deve rendere conveniente ciò che non lo è, ma generare le condizioni finanziarie e creare valore con ricadute sul territorio. La legge 488 prevedeva questo, finanziare con un contributo a fondo perduto, gli imprenditori che creavano occupazione. Il beneficio, almeno sulla carta, veniva dato agli imprenditori e in seconda battuta ai lavoratori dell'azienda. Una creazione di valore persistente in grado di alimentare una catena di valore attraverso un meccanismo finanziario a carico dello Stato. Esclusivamente una anticipazione finanziaria che ritornava attraverso IVA, contributi, benefici sociali.
Pensiamo ancora agli ammortizzatori sociali. Modo per le imprese di ridurre i costi di personale e per i lavoratori in Cassa integrazione, o in mobilità, di arrotondare con lavori al nero. Tutto a carico dello Stato. Quando, la reale funzione, deve essere vista in una riqualificazione produttiva e non in un atteggiamento parassitario verso la comunità.
Di fatto, abbiamo creato un sistema economico basato sulla spesa dello Stato, sulle così dette opere pubbliche, sui contributi senza fondo. Una economia che si è allontanata da quello che è utile per andare verso quello che è conveniente.
Una economia drogata dalla finanza. Assicurazioni che hanno fatto le banche, banche che hanno fatto alchimie e strumenti talmente complicati da non capirne le conseguenze. Aziende che hanno prodotto valore sul capitale e non sul reddito, attraverso la comunicazione e non sulla sostanza. Aziende che non hanno innovato e creato valore, ma che hanno copiato senza neanche interpretare. Un fortissimo intervento della politica nelle aziende che ha falsato i meccanismi economici basilari.
In questo scenario cosa succede? La natura sulle regole. Tutto si riallinea. Un sistema che non funziona è un sistema che fallisce.
Un sistema che, probabilmente da solo, trova un nuovo equilibrio. Oggi non sappiamo dove, non conosciamo il nuovo scenario. Certo è iniziato un cambio epocale, fortissimo e di cui non conosciamo il punto di arrivo.



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