Lentamente sembra armonizzarsi la situazione del credito interbancario.
La stessa cosa però non avviene per quel che riguarda il sistema produttivo a causa della stretta praticata dalle banche, sia per costi dell’erogazione sia per le disponibilità, come tra l’altro evidenziato dalle indagini di Bce e Fed. Gli effetti della bolla del credito ci sono ancora e non sono facili da debellare, ecco quindi che nelle istituzioni creditizia circola un antidoto: deliveraging: riduzione di debiti e corrispondenti attività.
In questa situazione l’eccesso debitorio è delle famiglie ma anche delle imprese a causa della febbre da acquisizioni appena passata. Pare che non ci sia un eccesso di debiti delle imprese da smaltire, per fortuna, poiché il deliveraging di questa situazione sarebbe a dir poco catastrofico.
Per evitare questo si rilancia la domanda interna di sostegno al credito d’impresa. Ovviamente è più facile dirlo che farlo per questo ci si aspetta che il governo si dimostri capace di compiere scelte strategiche che si proiettino su chi è veramente meritevole di sostegno. Per le banche è l’ora delle verità, è l’ora di dotarsi di una raccolta al dettaglio stabile, a buon mercato, fatta di depositi e obbligazioni semplici e trasparenti.
Preoccupa il modo con cui tanti operatori cambiano il proprio modello di business; intermediari che si trasformano in banche e banche che si trasformano in intermediari. Sicuramente ci sarà chi avrà successo ma molti avranno risultati deludenti poiché la rete distributiva risulta essere il costo fisso fondamentale e il principale punto di forza degli incubemnt. Se in altri momenti si sarebbe potuto leggere come fisiologia del mercato, oggi ci si aspetta una ponderazioni degli effetti generali, in particolare sulle disponibilità di fondi per il sistema produttivo.



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