Negli ultimi anni si sono affermati sempre più sul mercato delle Pmi i c.d contratti di copertura del rischio di tasso o interest rate swap (IRS). Si tratta di strumenti a disposizione delle imprese per coprire il rischio derivante dall’oscillazione dei tassi di interesse e difendersi dagli eventuali rialzi dei saggi derivanti dalla politica monetaria restrittiva degli istituti centrali (Bce, Fed).
In pratica, tali tipologie di contratti future sono del tutto assimilabili ad una scommessa matematica dove le parti, impresa e banca, stabiliscono i termini dell’azzardo facendo leva sulle rispettive aspettative delle curve dei tassi di interesse.
Di fatti con gli IRS, la banca si impegna a pagare periodicamente all’impresa un parametro a tasso variabile e come contropartita l’impresa si impegna invece a corrispondere, con la stessa periodicità, un tasso fisso preconcordato . E’ da notare tuttavia come sempre più spesso nella Centrale rischi e nei bilanci delle Pmi non è difficile individuare degli swap che non sempre hanno assolto al meglio alla loro funzione di copertura di eventuali finanziamenti accesi presso istituti di credito.
Nella stragrande maggioranza dei casi i benefici per le aziende sono stati nulli anzi, l’unico soggetto a guadagnarci, e molto, sono state le banche. Difatti in molti casi, gli importi di tali contratti sono apparsi, ed appaiono, fuori controllo rispetto alla posizione debitoria delle imprese che li hanno sottoscritti coprendo molto più del 30% dell’esposizione complessiva debitoria dell’impresa verso il sistema bancario che è ritenuto il limite ottimale per assolvere alla loro funzione di copertura.
Tutto ciò ha portato al risultato che sempre più Pmi hanno visto appesantire la loro Centrale Rischi, spesso a loro insaputa, limitandone magari altre linee di credito necessarie per lo sviluppo, ma ancor più hanno visto drenare trimestralmente la loro liquidità dal sistema bancario in un momento di congiuntura economica dove la liquidità è da considerarsi merce rara.



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